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mercoledì, 21 dicembre 2005

Network of European Local Authorities for Peace in the Middle East

 

 15 Dicembre 2005 

 

Rapporto conclusivo sulla missione degli osservatori internazionali per le elezioni municipali in Palestina inviati (12-16 Dicembre 2005) dall’Assessorato all’educazione, formazione e lavoro della Regione Campania.

 

 

 

Contesto generale:

 

L’ultima volta che si sono tenute elezioni locali in Palestina risale al lontano 1976 quando il processo elettorale coinvolse 150 municipalità della Cisgiordania mentre, nel 1936, a votare furono gli elettori della striscia di Gaza (elezioni svolte sotto il mandato britannico).

 

L’Autorità Nazionale Palestinese ha cercato, negli anni,di implementare un completo processo elettorale (Presidenziali, legislative, elezioni locali o amministrative) che richiamasse la volontà degli elettori al raggiungimento di un “moderno” sistema democratico di voto. Le elezioni locali hanno puntato a dare una nuova legittimità politica agli enti locali ed ai loro rispettivi consigli municipali.

 

Il 23 Dicembre 2004 nella West Bank una delegazione italiana, composta dai membri del Comune, della Provincia e della Regione Campania,  invitati ufficialmente dal presidente dell’Alta Commissione per le elezioni locali, partecipò, in veste di osservatori elettorali, alle elezioni in 26 municipalità. Essi furono chiamati anche dall’allora sindaco M. Hassan el Araj, della città di Nablus la quale gode di un forte gemellaggio politico e di sostegno sociale con la nostra città partenopea.

 

Il 27 Gennaio 2005 un’altra delegazione, stavolta francese, composta dalle rappresentanze politiche di alcune città come Dunkerque, Lione, Grenoble, Gentilly ed altre, coordinate da Citès Unites France, ebbero il compito di osservare le elezioni nella striscia di Gaza.

 

 La seconda fase elettorale  si è svolta lo scorso Maggio 2005 in 89 municipalità della West Bank e della striscia di Gaza. Una delegazione di circa 90 membri provenienti da Francia, Spagna, Italia e Olanda fu impegnata in Cisgiordania per osservare il buon andamento delle elezioni locali. Dalle fonti mediatiche è emerso che si è trattato della prima delegazione Europea inviata di concerto con il Network of European Local Authorities fo Peace in the Middle East allo scopo di monitorare il processo elettorale.

 

La terza fase di questo processo si è svolta lo scorso Settembre, mentre la quarta ed ultima tornata elettorale locale ha avuto luogo pochi giorni fa (15 Dicembre) ed è quella alla quale abbiamo partecipato anche noi, Daria Giacobini ed Ugo Angelillo come delegazione ufficiale dell’Assessorato all’Educazione, Formazione e Lavoro della Regione Campania. La nostra missione ha perseguito l’obiettivo pratico di supportare il processo democratico in Palestina osservando il buon andamento delle elezioni amministrative e monitorando sulla buona qualità e la trasparenza del voto.

 

 

Incontri preliminari:

 

Ministero delle Amministrazioni Locali. Ramallah 13 Dicembre 2005

 

Il Ministro per gli Enti Locali Khalid Fahed Qawasmi informa che solitamente le precedenti tornate elettorali, quelle cioè del 76, hanno registrato un’affluenza alle urne dell’80% quindi molto alta se consideriamo che già allora quasi il 52% della popolazione Palestinese aveva meno di 18 anni e pertanto gli effettivi elettori rappresentavano solo il 48%. La nuova legge elettorale la No. 193/2005/A, introdotta il 13/08/2005, ha previsto un cambiamento significativo dal sistema uninominale a quello proporzionale scelto ed accolto per consentire una maggior rappresentatività delle minoranze. Precedentemente al sistema proporzionale, in alcuni casi, si è verificato infatti, che il 30% delle preferenze fosse sufficiente per vincere le elezioni.

 

L’ex Ministro per gli Enti Locali Shobaki è divenuto l’attuale Presidente dell’Alta Commissione Elettorale, la quale, durante i lavori organizzativi per le elezioni, ha strettamente collaborato con il Ministero.

 

A Gaza la situazione è abbastanza particolare ai fini di una lucida e trasparente analisi politica, afferma il Ministro, dovuta specialmente ai problemi di ordine e sicurezza causati dalle incursioni dell’ IDF (Israeli Defense Force) che hanno costretto a rinviare le elezioni in 10 municipalità al 2006.

 

Il sistema Uninominale è stato cambiato proprio per evitare “individualismi elettorali” pertanto la scelta del Proporzionale indica la ferma volontà dei Palestinesi di continuare nel processo elettorale attualmente in corso. La legge cambiata nel 2005 (infatti già la terza fase di Settembre è stata effettuata con il Proporzionale) non è stata ancora bene metabolizzata dai cittadini e non è riuscita a dare a tutti gli elettori  la possibilità di capirne completamente il procedimento. Ad Hebron i problemi di sicurezza non hanno consentito l’organizzazione elettorale tanto sperata, ma fonti non ufficiali affermano, invece, che ciò si è verificato perchè Fatah non aveva largo consenso.

 

 

Osservazione elettorale:

 

 Le precedenti tornate amministrative in Cisgiordania sono state un banco di prova e sono servite a delineare meglio anche la tipologia geografica e censuaria della situazione, che oggi si presenta divisa in 4 Distretti (Jenin, Tulkarem, Nablus, Ramallah), circa 148.000 elettori, 176 liste di Partito per un totale di 1341 candidati e 108 centri di votazione divisi in 42 Circoscrizioni. Il giorno 14 sono state distribuite le urne ed alle 19 la campagna elettorale (che non prevede limiti all’esborso economico a carico dei partiti) è stata ritenuta chiusa. Il 15 Dicembre giorno delle votazioni i seggi sono stati aperti alle 7 e chiusi alle 19, dopodichè si è dato subito il via allo spoglio dei voti. Il gruppo al quale eravamo affiancati ha osservato 9 villaggi e 6 scuole adibite a seggi elettorali della città di Jenin registrando fino alle ore 16 un’affluenza alle urne pari al 60- 65% . In particolare non sono state notate irregolarità, anzi un evidente grado di soddisfazione e di orgoglio personale delle comunità di villaggio osservate. Le donne, che per la nuova legge elettorale, devono figurare obbligatoriamente in tutte le liste (almeno due per ogni lista) hanno svolto per lo più il lavoro di scrutinio visto e considerato, probabilmente, il loro più alto grado d’istruzione culturale rispetto agli uomini. Molte maestre, infatti, hanno svolto un ruolo fondamentale nella gestione ed organizzazione pratica del processo elettorale.

 

 La sera del 15 le urne sono state inviate a Ramallah. Il 16 mattina  al Media Center di Ramallah c’è stata una conferenza stampa per espletare l’esito delle votazioni. Stando ai risultati preliminari Hamas ha superato gli altri contendenti alle elezioni locali. Il movimento islamico avrebbe infatti ottenuto grandi risultati in quasi tutte le maggiori città cisgiordane a cominciare da Nablus, dove i militanti di Hamas hanno festeggiato a tarda notte la conquista di 13 seggi su 15 nel consiglio cittadino, con il 73% delle preferenze. Una pesante sconfitta per al-Fatah che, a poco più di un mese dalle elezioni parlamentari del 25 gennaio, non è riuscito - neanche alleandosi con altre formazioni indipendenti - a strappare la vittoria ai rivali palestinesi. Anche a Jenin infatti - riferisce il quotidiano 'Haaretz' - Hamas è riuscito a superare la coalizione Fatah-Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina con otto seggi a sette. Schiacciante vittoria anche ad Al-Bireh, un grosso sobborgo nei dintorni di Ramallah, dove gli islamici hanno raggiunto il 72% dei voti, conquistando nove seggi, contro i quattro del movimento legato all'Autorità palestinese e i due del PFLP.. Unica consolazione è stata proprio Ramallah, che ha regalato la prima vittoria - anche se di misura - ad al-Fatah (sei seggi), a pari merito con il PFLP, mentre Hamas ne ha ottenuti solo tre. In quest’ultima però si vedrà come compartire le rappresentanze municipali visto che una vecchia legge palestinese prevede che qualunque sia il risultato nella capitale politica, il sindaco deve essere sempre di religione Cristiana. Staremo a vedere. Una vittoria annunciata, secondo alcuni commentatori israeliani, che hanno sottolineato il forte impatto che ha la dimensione sociale del movimento islamico sulla popolazione palestinese. Hamas, infatti, è riuscito a radicarsi fra la gente grazie soprattutto alla struttura di sostegno che è riuscito a creare nei campi e nelle grandi città, fornendo gratuitamente vari servizi come scuole, ospedali e centri ricreativi. Fatah al contrario è sempre più spesso accusato, da una popolazione stanca e fortemente impoverita, di immobilismo e corruzione.

 

Per questa quarta fase sono stati realizzati più di 90 corsi di “formazione” preparatori e d’educazione al voto specialmente nei casi di voto assistito. Anche l’Unione Europea ha fatto sentire la sua presenza diplomatica facendo pressione al governo israeliano affinché lasci libero da qualsiasi incursione militare il buon andamento delle elezioni in Palestina.

 

In merito all’impegno che l’Unione Europea mette in campo per la Pace in Medio Oriente è da segnalare la seconda Conferenza, tenutasi a Cordoba lo scorso Novembre, promossa dalla Rete Europea degli Enti Locali per la pace in Medio Oriente, che rappresenta una nuova esperienza di lavoro avviata negli ultimi due anni grazie anche al forte contributo del nostro Coordinamento nazionale.

 

La Conferenza si propone di: 1) promuovere lo scambio di esperienze tra gli Enti Locali europei impegnati nella promozione della pace in Medio Oriente;

 

     2) rafforzare il coordinamento tra gli Enti Locali europei per lo sviluppo dei progetti di cooperazione decentrata e di promozione della pace;

 

     3) sollecitare un maggior impegno dell’Unione Europea, dei governi europei e dell’Onu a favore della pace in Medio Oriente;

 

     4) consolidare e ampliare la Rete Europea degli Enti locali per la pace in Medio Oriente e le sue attività. 

 

Quest’incontro ha rappresentato un’importante occasione per stringere nuove preziose alleanze in Europa che possono dare un’ impulso vitale al nostro impegno per la pace in Medio Oriente. 

 

Essa è sostenuta dal Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione della Spagna ed è organizzata dalla Provincia di Cordoba, dal Fondo Andaluso di Comuni per la Solidarietà Internazionale (FAMSI), dal Fons Català de Cooperació al Desenvolupament, dalla Confederazione dei Fondi di Cooperazione e Solidarietà della Spagna. Alla Conferenza hanno parteciperanno anche i rappresentanti dell'Unione di Autorità Locali d'Israele (ULAI), dell’Associazione mondiale “Città e Governi Locali Uniti (UCGL) e dell'Associazione delle Autorità Locali della Palestina (APLA). Proprio quest’ultima, nata per rispondere alle esigenze immediate della popolazione palestinese con una prassi ormai consolidata nel pressing strategico sull’Autorità Nazionale per l’erogazione dei fondi ha, con gli anni, assunto un ruolo guida nella ricerca di una soluzione pacifica del conflitto e anche nel più generale processo democratico Mediorientale.

 

 

 

Postato da: persichetti a 23:23 | link | commenti (3) |

sabato, 16 luglio 2005

 

Le condizioni di coesistenza priva di conflitto armato non sono più da tempo rappresentate dallo scambio tra sicurezza e territori, che è un'ovvietà senza contenuto o è cio'che appunto genera difficoltà. Tali condizioni sarebbero da individuare in un negoziato sulle modalità di realizzazzione dello stato palestinese. Il focus del negoziato non è certo lo stato d'Israele la cui legittimità è irreversibile, ma le forme e le implicazioni di uno stato palestinese. Non è pensabile che un mediatore (di qualsiasi peso e autorità) abbia successo senza poter offrire garanzie per il futuro di Israele non pari ma superiori a quelle che Israele garantisce attualmente a se stesso col solo appoggio USA (premesso che se Israele si fosse affidato all'Europa, ovvero se gli Stati Uniti non fossero intervenuti nello scacchiere mediorientale, la nazione ebraica ora sarebbe, nel migliore dei casi, una fragile entità assediata ai margini di un'area dominata dalla potenza politico militare di un grande Iraq).  Non è dunque la mancanza di decisioni o d'autorità che ha impedito fino ad oggi una mediazione decisiva nel conflitto israelo-palestinese, ma l'assenza di proposte all'altezza del conflitto stesso verificate cioè sui rapporti di forza, politica e simbolica, maturati nel quadro geopolitico del vicino Oriente. La globalizzazione tecno-economica ha permesso una globalizzazione terrorista, e con questa globalizzazione si è trasformata in minaccia mondiale. Cosi il ricorso alla formula "naturalmente sicurezza per Israele" non da autorità a nessuno dei suoi proponenti, poichè nessuno salvo Israele stesso e gli USA è in grado di garantirla ed anzitutto di definirla secondo un'etica responsabile. Mentre una presa di posizione per la sicurezza d'Israele puٍ essere messa sul piatto della bilancia in cambio del ritiro israeliano dai territori e dell'accettazione di uno stato palestinese, gli omicidi di Balata e di Netanya, le morti di Gaza e di Salfit regrediscono ad una fase buia che rievoca le stragi dello scorso febbraio a Tel Aviv. Ombre. Luci soffuse animano bunker e scantinati dove si rispolverano arsenali lasciati fin'ora in letargo. Gli elicotteri ritornano a sputare fuoco. L'OLP ha dichiarato lo stato d'allerta. L'estate mediorientale si prospetta ardente più che mai. La nostalgia del passato glorioso in un presente sfortunato, sotto il peso di dittature corrotte poliziesche o militari, dopo il fallimento dello sviluppismo, del socialismo, del comunismo, l'assenza di speranza nel progresso e in un futuro occidentalizzato, tutto questo induce un ritorno alle radici religiose dell'identità. In più, la frustrazione si gonfia di umiliazione e rabbia davanti all'umiliazione e alla repressione quotidianamente sopportate dai palestinesi, all'ingiustizia subita (due pesi e due misure in Israele-Palestina) nell'impotenza degli Stati arabi, vassalli o no. L'appoggio incondizionato accordato dagli Stati Uniti a Israele porta a considerare Israele come lo strumento dell'America e a fare dell'America lo strumento di Israele e, in senso più lato, degli ebrei. Questa identificazione aggravato dallo "sharonismo" è fatale sia all'America che a Israele.
Nella situazione attuale la frustrazione, il risentimento, la nostalgia di una grande civiltà passata risuscitano il sogno dell'Umma, la grande comunità islamica transnazionale, e fanno di un miliardo di musulmani un vivaio mondiale dove si possono reclutare i guerrieri della Jihad. L'organizzazzione Palestinese ha perso quella metastabilità strutturale che Arafat aveva impiantato sia per principio che per dovere. Il collasso politico della simbologia del messaggio palestinese denota uno scollamento sociale inedito, il popolo di palestina resta inprigionato nella propria marginalità. Nostalgia per i padri che rimpiangono la rigida educazione imposta a figli incolleriti per un futuro negato che non si rispecchiano nell'eredità di una volta. Illusione storica per i nostri coetanei italiani che ambiscono alla condivisione della libertà del popolo palestinese senza sapere di cosa parlano pensando alla Palestina libera come qualcosa di voluto. Strumentalizzazzione forzara che nuoce alle sorti della complessa realtà di una cultura equidistante. Ciٍ che il governo Sharon sta cercando di ottenere con le armi, va garantito ad Israele con altrei mezzi, per questo la fermezza delle istituzioni internazionali è nella prospettiva della responsabilità mal diretta. Se si ritiene che la risoluzione del conflitto passi soprattutto per la costituzione di uno stato palestinese la fermezza internazionale va rivolta alle condizioni materiali e formali e agli attori di questa costruzione, cioè alla leadership palestinese, o meglio al mondo arabo che conflittualmente la condiziona , e che, ha spesso usato i palestinesi come arma contro Israele. Il passato conta più di ogni altra cosa per entrambe i popoli in quanto sono diventati nazione attraverso la simbolizzazzione di vittorie e sconfitte, deprivazioni e conquiste, eroismo e martirio. Le due parti in quanto esistono debbono adottare per governare l'immediato futuro, non un velo d'ignoranza e cecità, ma piuttosto una sanatoria radicale.Qualunque errore di pensiero conduce a errori di azione che possono aggravare i pericoli che si vogliono combattere. Occorre pensare nella loro complessità non solo l'Islam ma anche gli Stati Uniti, Israele, la globalizzazione stessa, riconoscendo le contraddizioni incluse in ciascuno dei termini. Nazione-rifugio, emancipatrice di ebrei ma spoliatrice di palestinesi, minacciata di sterminio alla sua nascita dai vicini arabi ma diventata militarmente più potente di loro, sempre incerta della sua sopravvivenza ma sempre più crudelmente oppressiva del popolo palestinese, Israele tende a legare la sua esistenza a una dominazione che esacerba l'odio arabo; esita a impegnarsi nella via aleatoria che le permetterebbe un inserimento nel Medio-Oriente, riconoscendo uno Stato palestinese con le frontiere del 1967. Soprattutto nel corso dell'ultima Intifada gli eredi degli ebrei, che hanno subito duemila anni di umiliazioni e persecuzioni, sono diventati persecutori capaci di ghettizzare i palestinesi, di esercitare la responsabilità collettiva su famiglie e civili, in breve di fare dei palestinesi degli umiliati e offesi come lo erano stati i loro antenati. La via della follia è la via della crociata, della demonizzazione, del manicheismo cieco (perché c'è del male nel bene ma anche del bene nel male) e, amplificando l'isteria di guerra, resta la via dei massacri di massa da una parte e dall'altra. Invece la consapevolezza dei pericoli può essere un colpo di frusta per andare lungo la via della saggezza.
 

Postato da: persichetti a 10:02 | link | commenti |

venerdì, 15 luglio 2005

I sogni del mio popolo
Furono cancellate le tracce del crimine, fu rubata la terra, fu derubata la sua gente, di tutto quello che essi amano e di più caro.
Gli strumenti della guerra e della distruzione piantano terrore, sradicano l'amore e lavano il pianeta con il sangue della libertà.
L'assassino danza trionfante, il ladro canta gioiosamente, uccidendo la giustizia, violando i diritti, privando la terra dell'amore dell'uomo.
Gli alberi d'olivo piangono, i melograni si piegano, gli alberi di limoni appassiscono in ogni campo.
La coscienza è tormentata, la compassione si addormenta e l'oppressione regna in ogni angolo.
I cavalieri sono andati, i camerati partirono e nei loro cuori restava il desiderio della terra.
I sogni del mio popolo fluttuano nello spazio, abbracciando l'orizzonte ed il terreno.
I sogni del mio popolo vagheranno per sempre.
I sogni del mio popolo scacceranno le tenebre.
Il terreno nel mio paese desidera toccarmi la mano
anch'io vorrei farlo.
Io, nella mia tenda, mia sorella nella sua casa, mio fratello dalla prigione, tutti noi desideriamo sentire il profumo delle arance della nostra terra.
La brezza nel mio paese desidera il suono delle mie fantasticherie
Anch'io desidero il sussurrare della brezza nelle mie orecchie.
Io, nella mia tenda, mio fratello da casa sua, mia sorella dalla sua prigione desideriamo la magia delle notti silenziose nel nosto paese.

Postato da: persichetti a 00:24 | link | commenti |

giovedì, 14 luglio 2005

L'idea di Edo di trascorrere la notte nel villaggio di Al Tuwani e' nata quando eravamo ancora a Jenin e viene accettata di buon grado pur di non ritornare nella schizzofrenica citta' nuova (Nablus).

Il senso di inutilita' serpeggia ancora dentro, e mi chiedo se la sensazione di impotenza che ho provato li' prima o poi scivolera' via. Il nostro ruolo sarebbe quello di osservatori cioe' monitorare la situazione e collaborare con i volontari dell'associazione Papa Giovanni 23esimo che da svariato tempo preisiedono alcuni villaggi della W.B. e proteggono i contadini dalle aggressioni gratuite dei coloni ultra radicali di estrema destra. Luca ci accompagna al Med Hebron dove e' solito fermarsi 2 volte a settimana per insegnare fotografia ai ragazzi palestinesi.

 

I volontari del CIS impegnati al centro informatico, fornito di sala registrazioni e montaggio video, promosso dall'Unione Europea,  si dedicano alla formazione giovanile in strumentazione digitale...non male per sopperire temporaneamente l' assenteismo mediatico che  vive Hebron perennemente assediata.  Raggiungere il villaggio e' stato piu facile di quanto pensassimo anche se  l'IDF ha bloccato la strada con massi di cemento. Reduci dalle ore passate nei service la volta scorsa ,circa 2 settimane fa, quando allora ci accolse Piergiorgio ravennate e volontario di operazione colomba, temevamo di perderci l'intera mattinata. Ed invece appena verso le 10, sperduti tra le montagne e circondati dalle colonie, ritroviamo gli stessi sassi ardenti  il granturco, gli immancabili oliveti e qualche centinaio di pecore  ad attenderci.

  Ricorderete che i contadini di Al Tuwani soffrono le sistematiche violenze dei coloni sintetizzate nella furia razzista che ha prodotto nei mesi scorsi l'avvelenamento delle pecore e di parte del raccolto. Il risultato e' catastrofico se pensate che la sussistenza di una famiglia ruota intorno all'allevamento del bestiame, alle spese per il loro foraggiamento, alla  vendita del cacio e al raccolto delle olive.

Non riesco a decifrare il legame tra seconda intifada e le pecore ma mi racconta Yasser  che il suo gregge e' stato dimezzato e nessuno compra piu' gli agnellini, e poiche' le spese per le cure da somministare contro il veleno e per l'acquisto del fieno sono insostenibili ha indebitato la sua famiglia forse per generazioni. Afferma di essere fortunato perche' almeno lui di anni 30 ,ma gia un vecchio dimostra l'espressione del suo viso, e' riuscito a trovare lavoro in un ufficio di Yatta. Magra consolazione che non gli allevia la sofferenza per i problemi di tutto il villaggio, circa 10 famiglie dimenticate da Dio

che vivono in capanne senza acqua ne corrente. Il pozzo serve malapena a rifornire 3 o 4 litri per famiglia mentre l'energia ha una autonomia di poche ore al giorno... Gli ho promesso che una volta a Napoli cercheremo di montare il video che li riguarda e di proiettarlo con relativa festa per raggiungere cifra 1500 euro utili ad impiantare un piccolo generatore capace di assicurargli luce tutto il giorno. Non sembra troppo ma spero di non averlo illuso. Il pomeriggio e' trascorso molto lentamente. Qualche chiacchiera con Cristina veronese di Operazione Colomba e Mike dei CPT assistente di storia delle religioni all'universita' di Chicago, una partita persa ,con  mio estremo stupore, contro un ragazzino dodicenne gia abile scacchista e pisolini strozzati dal ronzare delle mosche e dal rumore assordante dei jet israeliani che sfruttano lo spazio aereo per le esercitazioni militari. Ossessionante. Il grosso delle attivita' e' spostato verso sera quando c'e' fresco e bisogna caricare i sacchi di grano sul trattore di Namir.

 L'attivita' piu impegnativa e' stata osservare che nessuno aggredisse le pecore di ritorno dal pascolo. Il paesaggio al tramonto e' mozzafiato. Dopo  cena, una colla a base di spaghetti arabi e pomodori ( non li consiglio a nessuno), ma Edo che aveva preparato il sugo si atteggia a mastro chef con gli americani, siamo stati invitati a bere il the in casa del capovillaggio perche' si celebra taugihi la festa di diploma dei figli. Distesi sui materassini  con la curiosita' di un antropologo commento intimamente con Diego di sentirmi un po Boas intanto che scartiamo un'altra cioccolata e ascoltiamo con interesse il capofamiglia seduto di fronte raccontare in un inglese perfetto di quando all'universita' si appassionava alla letteratura inglese al Paradiso perduto di Milton o ai racconti di Choser. Mike si gira di scatto e incredulo accenna: "it's amazing" noi stessi anglofoni non conosciamo questo genere di classici".

  Siamo entusiasmati dall'idea di dover trascorrere la notte sui tetti, il cielo e' stracolmo di puntini luminosi e intanto penso alla notizia del pomeriggio, un folle attentato a Netanya mina il processo di pace e oltre che aver provocato tre vittime investira' di repressione la West Bank. Eravamo stati a Tulkarem qualche giorno prima e avevo avuto l'impressione di una citta' tranquilla. Detto fatto...l'attentatore era di T. e di conseguenza si prevede una forte reazione dell'esercito.  Nel bel mezzo della notte ci siamo imbattutiti in un tragicomico malinteso. Un  insonne contadino del villaggio che agitava la sua torcia presso quello che pensavamo essere il pozzo ha attirato, spaventandoci, la nostra attenzione.  Diego sveglia Mary la donna dei CPT che pensavamo fosse addestarta e che ci dice di scendere a dare un' occhiata. Edo dorme profondamente. Che imbecille l'americana. Il ragionamento del suo cervello affumicato  avrebbe dovuto seguire una  procedura che impone di chiamare il resto dei volontari, l'ufficio Ocha ed i  polizziotti piuttosto che coinvolgere noi due inesperti ed assonnati in quella situazione . Per fortuna non si e' trattato di una visita dei coloni che pensavamo stessero avvelenando l'acqua del pozzo. Cristina ci ha fatto un cazziatone enorme spiegandoci che abbiamo rischiato la vita, ingenui coraggiosi che siamo,perche' i coloni, che di notte si cimentano in operazioni pseudomilitari di rappresaglia, ci avrebbero sparati adosso..  , non  restava altro che sdrammatizzare vantadoci di aver almeno movimentato un po' la nottata. Nel sacco a pelo il nervoso, le zanzare e il ringhiare dei cani non mi hanno concesso tregua. L'indomani tra un caffe' e quattro risate sull' idiozia della tipa made US siamo ripartiti per Ramallah... Mi accompagna un sonno bestiale. 2km a piedi ci separano dal prossimo taxi mentre ci incamminiamo sotto il sole gia rovente ore 9 raccontiamo ad Edo che durante la notte ha gridato "aiuto" nel sonno...Poverino fa incubi da una settimana. 

Le notizie dal quotidiano Al Quds ci informano che Tulkarem e' sotto assedio e che nella notte sono stati uccisi un polizziotto e arrestati 5 fighetrs della Jihad.. concepibile reazione da parte dell'IDF che inasprisce i controlli alle dogane e chiude i check point di tutta la W.B. ma paradossalmente siamo riusciti a passare da Ahwara (C.point di Nablus)  senza controlli...non capiro' mai le ambigue strategie di questo paese. Ho sentito come mai prima d'ora Nablus casa mia.  

Postato da: persichetti a 12:55 | link | commenti |

domenica, 10 luglio 2005

Partenza per Jenin con Luca e Giulia entrambe romani, lui fotografo, lei coordina i progetti di movimondo.Ore 7 del mattino...che botta ma utile per non trovare code al check di Beit iba. Nella fretta dimentico gli occhiali. Erano mesi che non li toglievo. Senza ho un'aria stanca e cazzuta. Sarà lo stress accumulato in questa città sommersa da un ordine sociale violento e fondamentalista. Il viaggio dura 45 minuti singhiozzati dalle spiegazioni sulla Samaria ricca di vegetazione, colonie que e là...ancora un nuovo scenario dopo le desolate colline che circondano Nablus che a quest'ora è davvero stupenda. Jenin è la campagna della West Bank, alberi di olivo secolari, la terra è rossa, piantagioni di tabacco ovunque rivenduto alle multinazionali che producono le Imperial, simile al nostro salento...deja vou! Giungiamo in città dove incontri dei cartelli con su scritto nelle tre lingue uffiaciali che l'esercito non puٍ entrare perchè è zona A sotto completo controllo dell'autorità palestinese. La curiosità che distingue Jenin è che è situata al confine con la green line, niente muri di cemento, solo quello elettrificato tanto per cambiare modalità...che fantasia! Il programma prevede che 2 audaci peeacekeeper come me e Diego svolgano attività di volontariato presso la mobil clinic. Ci accolgono cordialmente già faxati del nostro arrivo dal dottor Ghassan responsabile dell'altro M.R. di Nablus. Caffè, il quarto appena alle 8.30 del mattino, un' altra imperial da tempo ormai immancabili, intervista per Ahmmad responsabile del centro. Detta alla spicciolata il loro servizio mira alla copertura sanitaria dei villaggi intorno a Jenin. Una volta al mese infatti i dottori palestinese ed i Fisicians for Human Rights israeliani lavorano assieme. Unico segmento di collaborazione tra i due popoli che ha lo scopo di offrire aiuto medico alle popolazioni contadine. Partiamo in 7. Ci aspettano centinaia di persone. Cominciamo ad intervistarne qualcuna. Storie molto simili si intrecciano. Ordinari acciacchi di vita vissuta e fori di proiettile, malati di niente assopiti dalla monotonia del villaggio e giovani insoddisfatti sospesi nell'incertezza. Qualcuno sorride altri ci mostrano le ferite di guerra altri ancora veramente non hanno nulla ma devono pur passare il tempo. La neonata clinica di Yabad è affolattissima. Fremito di speranza e compassione. Ci offrono altri 20 caffè. Per educazione devi accettarli!! Il caffè arabo è tanto amabile ma il suo intenso retrogusto ai semi di cardamomo mi ha ormai scassato le pa..pille gustative. I giovani dottori con cui siamo venuti in ambulanza, ghiera della temperatura a 4, perchè fuori ci sono 35 gradi, sistemano i farmaci pagati da ECHO in una stanza della clinica...Oggi il loro compito è solo distributivo. Ci raccontano che hanno studiato medicina in Russia o in Polonia dove miopemente uno di loro veniva sempre scambiato per A. Celentano...ovvero un palestinese a Cracovia scambiato per il mitico molleggiato.Ve lo immaginate? mah! L'attesa incondizionata è tutta per i Fisicians che arrivano con estremo ritardo giustificato visto che provengono da ogni angolo d'Israele,

riflettori puntati su protagonisti da prima serata. Noi semplici spettatori. Sono accolti dalla gente del villaggio con gli occhi colmi d'ammirazione e stupore perchè giungono all'improvviso, nei furgoni enormi, camicie profumate e aria da neocolonialisti americani, strumentale?. Le stanze per le visite sono solo due più una saletta per curare i bambini. La cosa veramente imbarazzante è che circa una centinaia di vecchiette aspettino il proprio turno per ore prima di essere visitate in 20 minuti comodamente in piedi. Solo due stanze. Rassicuranti o meno i presupposti logistici hanno la loro importanza per il buon esito del lavoro dei F. ma il pubblico, ovunque suscettibile, comincia progressivamente a litigare. Ad un certo punto mi sono immaginato di stare sull'R2 a p.zza Garibaldi fermi al semaforo in piena estate. Stessa tipologia di sclero. L'arabo a volte cela molta più enfasi del nostro dialetto. Il giubbetto del M.R. da mezzo pompiere-infermiere mi dona a tal punto da essere scambiano svariate volte per un componente dello staff medico...in effetti lo siamo, solo non avrei immaginato di sentirmi chiedere a intervalli di 2 secondi :" come faccio a fare la visita prima degli altri? Perfavore sono stanca le gambe mi fanno un male... fammi passare avanti.oppure Potrebbe visitarmi all'impiedi ho fretta?"...ecc. Veramente imbarazzante! Addirittura una giovane donna ed un ragazzo quantomai irrequieti ci hanno chiesto i numeri di telefono fiduciosi di un ingaggio lavorativo in Italia...drammatico. Le interviste sono andate avanti fino alle 14 più o meno a singhiozzo. I medici israeliani oltre che cercare di fare bene il proprio lavoro hanno creato, dall'inizio della prima intifada, un movimento di lobbie politica che trova consensi soprattutto nelle facoltà di medicina americane e di Jerusalemme. I pilastri del loro operato sono al top dell'ontologia umanitaria ma è chiaro che con le sole buone intenzioni non si convincono i governi a smettere la guerra. Ore 15. Pranzo succulento a base di pollo alla griglia e musahaka (pizza di cipolle e mandorle) che ci evita lo svenimento. Ho notato che i doctors palestinesi hanno mangiucchiato in piedi ed in fretta per esimersi dal banchettare con i medici israeliani,spaventati da un confronto quasi alieno, sintomo, a mio modesto avviso, di un'infermità avvertita come differenza sociale e non solo culturale. Provo un'imbarazzo estremo. Ci dicono di dover tornare e torniamo a Jenin ma prima ho spostato l'ambulanza dal parcheggio, il caldo è straziante. Ore 16. Visitiamo il cultural creative center dove incontriamo il nostro gruppo di amici che ci ha raggiunti da Nablus qualche ora fa. Yussef il responsabile del centro è una persona molto accogliente e gentile, dà l'impressione di essere un uomo molto sensibile. Quando ci parla tutti pendono dalle sue labbra tanto è coinvolgente il suo discorso. La straordinaria analisi che fa del conflitto riassume consapevolmente i tratti e i limiti di una problematica complessa che al momento non ha una soluzione ragionevole. Poi breve tour con le auto di Movimondo in stile funzionari Onu per le vie di Jenin fortunatamente famosa anche per altre bellezze oltre che per la strage che fu nel 2002 al campo profughi oramai completamente ricostruito stile villette a schiera, facsimile riprodotto della nostra provincia. Ultimo sito visitato è stata una chiesa di duemila anni fa dove Cristo guarى 10 lebbrosi...meta del turismo cattolico mondiale. Si và a casa. Sono esausto. L'ufficio di Movimondo ad un passo dal confine con Israele sarà il nostro accampamento per i prossimi due giorni...unico imprevisto: sveglia alle 7 prima dell'arrivo dei dipendenti...che culo!!!

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venerdì, 08 luglio 2005

Ieri sera eravamo appena tornati dalla festa di compleanno di Washdi ed Ashraf (i due volontari del Mediacal Relif, già in visita all'Horient House di Napoli lo scorso marzo) quando ci sono giunte notizie di una sparatoria tra IDF e fighters di al Aqsa nei pressi del campo profughi di Balata. Immediatamente i ragazzi che avevano trascorso con noi la serata si sono fiondati in ospedale dove si diceva c'erano ragazzi feriti gravemente. Le emozioni si mescolano a ritmo incalzante. Presagiscono una notte movimentata. La gioia della festa tradotta nei passi della Dabka danzata da ragazzi che non vivevano momenti simili da anni, si trasformano in pochi attimi in sconforto e preoccupazione per la vita di un ragazzino di 16 anni stroncata da un colpo alla testa. L'odio viene alimentato soprattutto da questi episodi che fanno vacillare pericolosamente l'ordine sociale. Nadia, la ragazza cilena del presidio ha seguito i ragazzi in ospedale fotografando i momenti tragici della rianimazione.



Stamattina, un giorno come tanti ma non certo per qualcuno, abbiamo scaricato quelle immagini dove figuravano tra i soccorritori macchiati dal rosso della guerra 2 ragazzi che erano con noi alla festa (Jariir e Galis, li vedete a destra nella foto )



Tutto ciٍ è indescrivibile ed il portato emozionale diventa un'arma a doppio taglio. Credo che sia allucinante divertirsi ad un compleanno e un'ora dopo soccorrere un ragazzo in fin di vita. Personalmente credo che impazzirei di rabbia. Quando siamo usciti di casa ci siamo subito resi conto, dal suono di spari e sirene che non sarebbe stata una giornata tranquilla. Verso Jerusalemm Street si stava svolgendo l'oramai  rinomato corteo funebre dove è abitudine sventolare gli stendardi di Hamas. Gli M16 cantano in concerto con le persone in memoria dell'eroe scomparso.



Il corpo è avvolto dalla bandiera nazionale, ma questo già lo sapete.





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Moustafà, il giovane nella foto con il giubetto dei volontari macchiato di sangue ci spiega cosa è precisamente accaduto la scorsa notte, ma ascoltare pure i dettagli mi è parso non avere senso, accanirsi sulla notizia in sè, sapere come e quando non conta più a nulla. La versione dei fatti più preoccupante come al solito la offre Mohammad dell' ISM (spesso ricorrente nei miei post) onnipresente in queste occasioni più dei giornalisti, che ci dice :"La situazione peggiorerà presto, anzi subito, quale processo di pace? Israele continua a volere la guerra".Assistere ai funerali è stato come osservare la coltivazione in serra del vivaio che nutre il conflitto...cioè a dire: piccoli camorristi crescono! Invasati dall'inflazione delle armi, uomini guerriero a cui cola ancora il naso. Ho visto tanti ragazzini impugnare le pistole e assumere l'atteggiamento da guappo. In questo caso posso dire che ogni mondo è paese. Quale furuto mi chiedo? Maniacale espressione identitaria di una cultura estrema fin troppo manipolata. Del resto c'è chi senza guerra non sa campare e senza di essa si ritroverebbe disoccupato...e allora penso a quanti la alimentano con l'omertà o agli abili sionisti che ne fanno una questione di cultura esclusiva. Nel documento tradotto da M. i martiri di al Aqsa esprimono la volontà di continuare a lottare con le armi, tradotto, un'altra figurina, stavolta per Khaled, sui manifesti. In questo modo i ragazzini cresceranno coltivando la cultura delle armi e piuttosto che leggere i classici ferquenteranno la old school del fondamentalismo. Poco dopo quest'interminabile parentesi il programma del giorno prevedeva una visita ai famigerati summer camp che non sono i campeggi delle giovani marmotte bensى le attività ricreative per bambini organizzate dal M.R.



E' indescrivibile quanta vicinanza c'era con il funerale distante solo poche centinaia di metri e pure quei bambini ridevano ingenuamente forse inconsapevoli, forse abituati pure loro ai lamenti delle madri agli spari e agli inni funebri assordanti. Ci siamo rimasti pochissimo ma mi è sembrata un'eternità. Ripensavo a qualche momento prima, alla tensione tra la folla, alle nostre facce impaurite, orecchi tappati come fossimo bambini la notte di capodanno, la videocamera ha tremato più di noi. Nel frattempo il corteo si è spostato dalla moschea al cimitero anch'esso parte integrante di questa piccola enclave. L'emblema ancora dominante è stato vedere che anche lى i ragazzi inpugnavano pistole. Mi allontano l'ennesima volta dalla comprensione dei fatti. Poi di corsa a rintanarci in casa degli ISM giusto il tempo per riavvolgere i nastri in religioso silenzio. Ancora un'altra mattina a Balata.Questo posto mi sta succhiando tutte le energie!

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martedì, 05 luglio 2005

La guerra delle olive

La rumorosa battaglia virtuale sul cosiddetto "Piano di disimpiego" (smantellamento degli insediamenti e ritiro dell'esercito dalla striscia di Gaza) nasconde alla maggior parte degli israeliani un'altra guerra molto reale che si sta svolgendo non lontano dalla west bank. Da tre anni ormai i campi di olivi durante la stagione autunnale del raccolto, dietro la linea verde, sono diventati campi di battaglia. La guerra delle olive (come è stata denominata dai media israeliani) inizio' nel 2002.



Dopo l'operazione Scudo difensivo, i contadini palestinesi subirono per la prima volta ingenti danni ad opera dei coloni, senza che l'esercito intervenisse. Furti di olive ebbero luogo sotto gli occhi di tutti. Con l'inizio della costruzione della barriera di separazione antichi alberi di olivo molto produttivi, fonte di sostentamento di intere famiglie palestinesi, divennero piante ornamentali nei giardini di ricchi israeliani, alla stregua di piante esotiche. A quell'epoca questi fatti facevano ancora notizia, ed i media riportarono numerose dichiarazioni di condanna dell'operato di coloni e militari. Zeev Shiff, corrispondente militare di Ha'aretz, solitamente ben informato, scrisse :"L'esercito privato dei coloni ha cominciato a sostituirsi alla legge, in dispregio delle forze regolari dell' IDF."("l'esercito dovrebbe porre fine ai saccheggi", Ha'aretz, 30 ottobre, 2002). Il giornale israeliano di orientamento conservatore maggiormente diffuso Yedioth Aharonot dedico' un'intero supplemento a questo argomento dopo aver inviato un suo corrispondente che si fece assumere come bracciante giornaliero, per la raccolta delle olive in un insediamento. Egli descrisse nei dettagli tutto cio' che avveniva: ai contadini veniva negato l'accesso ai loro campi, la raccolta veniva fatta dai coloni, servendosi di lavoratori tailandesi; l'olio veniva spremuto dalle olive rubate e venduto in Israele. Gli alberi dei palestinesi, nelle vicinanze degli insediamenti, venivano bruciati o abbattuti. Un altro giornalista scrisse un servizio sull'itinerario degli alberi che venivano sradicati con il pretesto della costruzione dela barriera di separazione: intraprendenti proprietari di vivai si sceglievano le piante migliori (molte delle quali erano state piantate all'epoca dei romani) e andavano via con la "merce" da vendere ai loro clienti.Non e' esagerato affermare che queste notizie scioccarono i lettori israeliani piu' delle notizie delle uccisioni o delle persone ferite, o delle sofferenze inflitte a causa della barriera.  Nella mentalità dei cittadini  comuni, ogni cosa associata alle attività miltari e al muro di separazine rientra nella categoria della "Sicurezza dello Stato", quindi non criticabile.Ma quando le persone vengono derubate dei frutti del loro lavoro, quando olivi millenari vengono sradicati al cospetto di contadini inermi, beh tutt oquesto e' difficile da giustificare con ragioni di sicurezza. La campagna mediatica del 2002 non ha cambiato nulla; e non solo la situazione non e' migliorata , ma e' divenuta ancora piu' difficile e confusa. Oggi siamo stati in un villaggio (Beit furik) a pochi kilometri da Nablus  ed abbiamo assistito alla sistematica opera di smantellamento che l'esercito compie di buon ora a scapito delle "baracche" di fango e mattoni che i contadini posseggono. Per gli accordi di Oslo del 93 quella parte del paese è zona C quindi sotto totale controllo amministrativo israeliano, pertanto tutti i contadini che ci abitano da generazioni sono costretti a vivere l'incubo dell'incertezza.






La loro forza d'animo è ammirevole, ci dicono che la terra è loro e che ricominceranno a ricostruire e a piantare olivi. L'unico mattone rimasto intatto è una piccolissima moschea che costeggia una scuola ormai distrutta anche quella, probabilmente l'esercito lascia intatti i luoghi sacri per timore di ripercussioni mediatiche anche internazionali o perche' la costruzione della moschea era preesistente alla data degli "accordi  di spartizione". Lo scenario è brullo, il caldo e' torrido, sembrerebbe la provincia di Bari o l'Umbria se non fosse per gli alberi d'olivo bruciati e sradicati che testimoniano quanto la situazione e' peggiorata dal 2002.  Ammassi di mattoni e lamiere sparsi a gruppetti come cumuli di polvere descrivono l'accanimento di uno Stato nel capillare tentativo di raggiungere i propri scopi.. Oggi i contadini hanno pianto e vi assicuro non è rassicurante  assistere alle lacrime di un adulto stanco e tremante. L'ufficio centrale della sicurezza israeliana ICO avvisa con anticipo di una settimana tramite fax le piccole comunità municipali della zone che devono inevitabilmente costringere i propri cittadini a sgomberare le proprie baracche.... per evitare danni anche alle persone!!! Per un contadino che abita in uno dei nostri paesi, che si affacciano sul Mediterraneo, l'olivicultura e' alla base della vita. La raccolta delle olive era come una festa che durava un mese e mezzo: per quel periodo la famiglia si trasferiva in pratica nel proprio appezzamento. Un buon raccolto di olive era l'annuncio di un anno di abbondanza e riforniva intere industrie. La raccolta nella coscienza nazionale palestinese ha acquisito un significato sia pratico che simbolico negato dalla brutale interferenza con i ritmi e dallo sconvolgimento di un ordine stabilito da generazioni.Cio' e' percepito come una catasrofe nazionale, come morte di una cultura. La comunita' internazionale non puo' e non deve restare sorda a tutto questo!

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sabato, 02 luglio 2005

Via da Balata

 

ORDINARIO POMERIGGIO A BALATA...

Balata e' la favela di Nablus famosa per "ospitare" i profughi del 67 e tristemente conosciuta per la massiccia repressione dell' IDF (israelian defence force) il quale si sforza a combattere  i  fighters dei martiri di al aqsa che tutt'oggi risiedono nel quartiere. Evidentemente la pace sosiale imposta dallo scorso vertice di Sharm el Sheik non durera' molto a lungo. Dalle ultime notizie riportate da al Jazeera l'incertezza del processo di pace fa prospettare il ritorno ad una terza intifada.Noi ci auguriamo di no!!Giovedi scorso verso le 12 eravamo ospiti del Palestinian Workers Women Society for Development  che si occupa di difendere le donne dal mobbing ed inoltre si preoccupano di fanno lobbie politica allo scopo di ottenere una quota proporzionale maggiore in vista delle prossime elezioni.L'intervista e' durata all'incirca un'ora  ritmata dalle sirene spiegate delle autoambulanze e qualche sparo...ma fin qui tutto normale... cioe' per dire che a questo c'eravamo gia abituati nei giorni scorsi.Giungono i primi bollettini... si dice che alcuni uomini dei servizi segreti israeliani sono stati rapiti nel cuore della citta' vecchia. Di ritorno al centro dove ci aspettava un pranzo succulento, ci rendiamo conto che la situazione non e' decisamente normale... L'esercito e' entrato in citta' (che non succedeva da mesi) creando lo scompiglio e la mobilitazione immediata di tutti  i giovani che, abituati da anni di resistenza, hanno subito messo su barricate e cominciato l' ormai famosa quanto simbolica e aggiungerei inutile sassaiola.Pranzo rimandato.I volontari del Medical Relief hanno una prontezza esemplare nell'organizzare i primi soccorsi,molto meno la nostra quantomani spaesata percezione di quanto veramente stesse accadendo.Ci dividiamo in gruppi. Edo Diego ed Io capitiamo nel gruppo con Mohammed responsabile dell' International solidarity muvement ed Alex una fotografa londinese.Non l'avessimo mai fatto!!! Quel pazzo di M ci porta con un taxi di corsa a Balata (ora capirete il link con il titolo) assediato dall'esercito alle prese con sassi, bottiglie, sedie,pezzi di ferro e quanto dai tetti delle case si potesse lanciare.Sembravano le tipiche immagini stereotipate che noi abbiamo della Palestina... e in effetti tanto diverse non sono! Il ruolo degli internazionali ci spiega Han, azionista  inglese di ISM (ultrasessantenne ma con fegato da vendere), e' quello di interposizione tra i soldati e gli infermieri del MR in situazioni di soccorso. Per il diritto internazionale l'esercito non "potrebbe sparare " agli internazionali ma solo limitarsi, in casi estremi, all'arresto.Ebbene lo scenario era quello di guerriglia urbana... un po la nostra Genova se volete...in alcuni momenti mi sono cagato sotto perche M ci avverte che l'esercito non abbandona l'assedio per ore (testuali parole) : " dovrete restare qui per la notte quando solitamente ritornano i reparti speciali piu accaniti che mai nelle perlustrazioni casa per casa.( Panico, accenno un leggero svenimento!) Intanto le botteghe chiudono e le telefonate dell'altro gruppo ci avvertono di quanto invece accade al centro storico.. spari tra la folla e panico anche li. Il parapiglia continua fino al tardo pomeriggio, qualche rubberbullet sparato dall'esercito, ancora pietre lanciate un po a caso dai ragazzini .Poi interminabili minuti trascorsi in attesa che qualcosa potesse svoltare la situazione e tirarci fuori di li. Ancora pause sotto il sole che ci ha cotti a dovere.Nel momento di maggiore tranquillita' un soldato scende dalla jeep prende la mira e spara un lacrimogeno. Ce lo siamo mangiati noi per pranzo! Quel ricchione in mimetica proprio in bocca a noi doveva puntare?Siamo scappati come pecore irritati dal gas urticante studiato in laboratorio per essere nocivo al punto giusto.E' stato triste notare che i fumi tossici raggiungono le stanze delle case costringendo le famiglie ,che pacificamente stanno per cazzi loro, ad uscire tossendo  e lacrimando. Che rabbia e quanta impotenza ho provato.Dopo un bella insaponata di cipolle che a dire dei palestinesi e' meglio del limone...! siamo ritornati a gerusalem street teatro degli  scontri.

Dopo ore l'esercito si ritira (ore 18) e  restano per terra fortunatamente solo tantissime pietre.Come se niente fosse successo le botteghe riaprono e  i bambini ritornano a dare calci al pallone. Si vedono affacciati ai balconi i fighters che reggono ancora i loro vecchi fucili.Ci vietano le foto.E' il momento in cui M ci accompagna in casa di un suo vecchio amico ucciso dall'esercito anni prima. Ormai l'ingresso di quell'umile abitazione e' stato adibito a sepolcro. Foto, immagini e gigantografie ritraggono il giovane Khalil 23 anni, martire di al aqsa e come tale ammazzato da un razzo antiuomo.Il padre ci osserva con rassegnazione.La madre ci offre uno dei migliori caffe' arabi fin'ora assaggiati. Cibo ancora nemmeno l'ombra.Ma dico io... si  puo mai difendere con le pietre un popolo martoriato dai cannoni?Per mia natura non giustifico il terrorismo ne la resistenza armata pero' comincio a comprendere che  per i palestinesi rappresenta l'unico motivo di sopravvivenza.L'unico punto di vista nella prospettiva di un futuro precario e senza sogni. Inevitabilmente l'escalation di violenza nutre odio reciproco ed il clima di interdipendenza anche economica rende il popolo palestinese sempre piu scettico alla parola pace. Un'intera generazione e' ormai persa e se non vogliamo che anche i ragazzini di ora (tantissimi ve lo assicuro) prendano le armi, bisogna denunciare con qualsiasi mezzo in nostro possesso ed in tutti i paesi democratici, gli abusi, le violenze gli omocidi dell'esercito d'Israele. . C'e' tantissimo ancora da fare !

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martedì, 28 giugno 2005

l'insistenza e la tenacia degli abitanti di nablus e dei suoi giovani e' estremamente interessante se analizzate come categoria di riferimento per uno studio dottrinale e sociologico dei comportamenti... beh manco io ho capito molto, ma cerchero' di lubrificare con cura le mie rotelle che a volte si incagliano sia per il forte caldo sia perche' ogni tanto un po' tutto si inceppa... ebbene, nablus e' una di quelle citta' occupate da anni, roccaforte di Hamas e capitale del terrorismo, secondo fonti dello stato d' israele, che si inceppa piu frequentemente e soprattutto rischia una preoccupante implosione sociale. come molti di voi sapranno il presidio di pace non e' la dimora del buonismo cattolico e scoutista, ma solo una casetta per sei persone che dovranno dividersi l'unica turca alla meglio, gentilmente fittata ad assopace dai genitori di Susan  della comunita' palestinese  di napoli (la ricorderete nel film PRIVATE, per chi di voi l'ha visto). rappresenta l'unica postazione di monitoraggio internazionale dalla quale ci si muove per intraprendere un vorticoso incameramento di sensazioni, informazioni surriscaldamenti emotivi del tutto giustificabili.Mi spiego.Fino allo scorso anno questa citta' , bellissima, e' stata teatro di uccisioni, incursioni giornaliere dell'esercito,bombardamenti, agguati, intrighi tra collaborazionisti che sfiorano la fantapolitica .Oggi, a parte i fighters che per il momento al quanto fortunato, non abbiamo ancora incontrato (premetto che di sera dopo le 22 c'e' ancora il coprifuoco) e' una citta' che vive del classico millenario mercato e si avvale del duro lavoro dei fabbri (gli artigiani piu numerosi) che cercano di riparare i danni subiti... parlando con Mashdi il sindacalista, responsabile del Medical Relief dal sorriso e dalla battuta facili ci accorgiamo di come attualmente la situazione e' comunque relativamente tranquilla, piu' calma dice lui, una calma apparente che non si evince solo notando le stradine del centro antico pullulare di gente ne' dai negozianti che hanno ripreso a sorridere, ma dal fatto che di notte si sentono meno spari. la battuta corre sul filo e ci siamo inventati, per sdrammatizzare, che quelli sono i botti per festeggiare l'ennesimo matrimonio. (gia'... perche da queste parti ti rendi conto che pure durante quelli (come ci insegna la sana tradizione camorristica partenopea) la gente si mette a sparare all'impazzata per aria...pur sempre tradizioni!?!) La situazione di estrema precarieta' vissuta dai ragazzi non ancora adolescenti che hanno trascorso gli utimi 5 anni della loro vita sotto un'assedio soffocante e' inaccettabile.Ad ogni modo quando la sera sono riusciti a tornare vivi a casa non hanno fatto altro che rincoglionirsi davanti allo schermo obbligatoriamente munito di antennina parabolica, la quale ininterrottamente ha mostrato loro tutti gli pseudo euromediterranei piaceri, divertimenti, vizi piu incalliti , fomentando un sentimento di invidia,odio ed inequiparabile confusione, distorcendo la natura ludica dell'essere piccoli. Li puoi incontrare ad ogni angolo sorpresi dall'andamento sincronizzato che denota i nostri spostamenti, sorridono tra loro ma poi appena possono con piccoli gesti ti fanno capire che siamo di troppo.Le forti strette di mano o le energiche ed ironiche pacche sulle spalle celano a mio avviso tutt'altro significato.Sono violenti ed incazzati, purtroppo disturbati mentalmente. non li si puo biasimare. Le distanze umane sono kilometriche frutto di un islam soporifero in grado di dipingere anche la musica come peccaminosa e quindi figuriamoci salutare una ragazza porgendole la mano! Pura follia! Alcune di essere girano ancora completamente velate e mi permetto di riportare una battuta di Mashdi perche' simbolica di una disapprovazione un tantino piu ragionata anche se banale... sembrano ninja...anzi le ninja's angels. Lo youth center del M.R. lavora costantemente coi ragazzi che hanno da poco concluso l'anno scolastico offrendo loro un servizio gratuito di formazione, sensibilizzazzione alla democrazia e studio critico dei fenomeni terroristici a partire dalla prima intifada.e si perche' e' diventato costume che se ti fai saltare diventi un eroe, un martire e meriti oltre al rispetto anche la foto ricordo sui manifestini che ricoprono la maggior parte dei muri non forati dai proiettili.Gli stessi bossoli che ritrovi per strada con la frequenza dei mozziconi di sigaretta, e che coservi istantaneamente come souvenire. A quanto pare l'unico dolce piacere al quale vale la pena cedere e' la Kunafa un frittatone, per usare l'espressione di Saretta, di formaggio fuso e semola spolverato da uno strato finale di carota grattuggiata/caramellata.. una delizia da importare! La nostra visita ha senso solo se aiuti questa gente a vivere allontanandoli da una miope ideologia deterministica, priva di futuro,contribuendo nel nostro piccolo a spegnere il sentimento e l'abitudine demonizzante dell'altro, vorrei essere accettato e tollerare, nutrire un pizzico di dialogo, rispettare le culture ed offrire tutto il mio impegno per i figli di questa societa' impazzita.

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lunedì, 27 giugno 2005

ieri la prima e credo unica giornata di relativa calma e relax... sempre che non ti rimetti a pensare alla fatica e alla disperazione nelle passeggiate di quegli uomini stanchi e umiliati che ,per tornare a casa dopo ore di fatica , devono fare i girotondi per tutto il muretto prima di essere  a casa bet lehem.  per noi invece visita a jerico dove la depressione (- 400 metro sotto il livello del mare) e' proporzionata alle risatine isteriche che inondano ogni volta le nostre inutili presenze qui. Banane e datteri che coronano un paesaggio rigoglioso e torrido allo stesso tempo.un tuffo nella piscina del papaya restourant (soli io e edo nascosti dagli sguardi indiscreti delle persone di qui...che fanno il bagno come toto' nel turco napoletano), tanta frutta e verdura a pranzo...felicita' per Daria... poi si risale verso il campo profughi del 48 a betlemme... verrebbe di bestemmiare Gesu Cristo per lo spettacolo mistico-razzista che  noti all'istante.. chissa se tutti i pellegrini lucidi in visita alla chiesa della nativita pensano che ai palestinesi gli verrebbe sul serio da imprecare contro nostro signore per il semplice fatto di essere prigionieri di una strumentalizzazzione religiosa (stavolta cristiana) che fa venire i brividi..il muro qui sembra ancora piu alto e le coroncine di ebano le devi comprare per forza per evitare di incrociare gli occhi disperati dei bambini che ti si incollano per avere soli 5 shekel.Intanto le ragazzine gia donne del campo profughi di al asza sono le uniche a sorridere e a non aver perso l'ironia di un tempo che sembra ormai smarrito invece per i maschietti fieri ed incazzati che non si mangiano una risata... saranno le ideologie islamocriptomaschiliste  a farli sentire tanto responsabili dei massacri subiti per anni e perpetrati dalla furia di un esercito cazzimmoso che non ti lascia nemmeno quel po di dignita. che a tutti spetta.. sbandierata in faccia e' la soppressione nel sangue talvolta coi ricordi lasciati vivi dai fori al muro di casa o da un fratello preso e incarcerato senza motivo, scordato chissa dove.. perche??? il mediacenter Handala lavora coi ragazzini sottratti alla gioia ludica di un passato inesistente.. perche anche qui sono strumentalizzate le loro ingenue anime, addobbati a dovere e costretti a danzare la dabka in memoria della sofferenza e del martirio dei fratelli scomparsi. dovrebbero sapere cosa sono le macchinine,big gim e tutti gli stronzi stereotipi coi quali ,almeno in parte, noi ce la siamo spassara. perche? il muro e' una merda.. toglie il respiro e ti narcotizza giorno per giorno senza lasciarti disintossicare.Per la cronaca cinica e paradossale ,com' e' la vita da questa parti, il cemento fornito dalla camorra palestinese di Gaza (che ci fa affari bilionari) viene affidato ai beduini (arabi) per il lavoro sporco...maledetti anche loro.Di ritorno, a jerusalemme, basta sorridere a quel cazzone di bimbo travestito (russo immigrato, o etiope come la maggiorparte dei militari supersfigati, insomma la soddisfazione per questo Stato) che ci chiede: dove siete stati? tutti italiani? e tu che conquisti applausi nel furgoncino di Mike per aver risposto bene: siamo stati in giro... e poi si passa. Un'altra volta a casa! Ho visto gia mille Palestine diverse ed ammirato la forza d'animo con cui questa gente ha la capacita di rialzarsi e ricominciare... veramente esemplare per la nostra stressatissima cultura occ. per cui basta non passare un esame o laurearsi in ritardo per deprimerti a vita,avere un figlio di troppo per trasformarsi in un malato assassino o classificare ancora con categorie paleolitiche la lotta di classe... A jerusalemme invece "va tutto bene"... i palestinese rinchiusi nella gabbia vecchia e i giovani laici israeliani che alla sera li vedi brindare ridere ed abbracciarsi in bilico per il peso dell' M16 da poco lucidato (che in effetti ha il suo peso sociale) appiccicato alla schiena come uno zainetto .Cresciuti insieme come buoni amici,  una sicurezza, ovvero una specie di assicurazione. una politica di difesa che  permette a te Stato di incassare piu di 3 miliardi di dollari ogni anno... (we' pero' vincolati) e chi se ne fotte della pace... non e' religione, ne la gara a chi prolifera di piu,  e' una questione di interdipendenza tra ricchi e poveri, come tutta la guerra del mondo.

Postato da: persichetti a 10:49 | link | commenti |



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